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Tassi in discesa, meno aste sui titoli di stato

Nuova discesa per i tassi, stavolta quelli relativi ai Certificati del Tesoro zero coupon, dopo che anche i rendimenti dei BTp decennali avevano fatto segnare il minimo storico presso il mercato secondario. Almeno una buona notizia in una estate che aveva sinora smentito le previsioni riguardanti il prodotto interno lordo ancora fermo, a riprova di una crisi che non sembra intenzionata a segnare il passo.
La discesa dei tassi contrasta con i timori indotti dalla drammatica impennata dello spread nel corso delle estati del biennio 2011-12, quando sembrava farsi sempre più reale lo spettro del default per il nostro paese.
Naturalmente questa notizia va presa per quello che rappresenta in effetti, ovvero la fotografia di una economia che continua a balbettare e che risente ancora degli effetti della cura da cavallo imposta a molti paesi del vecchio continente costretti a ristrutturare il loro debito pubblico sotto le pressioni di Angela Merkel e dei paesi del Nord Europa. Politiche che hanno avuto come conseguenza la compressione dei livelli di vita di milioni di persone, condannate al risparmio su assicurazioni, servizi e spesso beni di prima necessità e con ovvi riflessi su un mercato che è ancora lontano anni luce dai livelli pre-crisi. La discesa dei tassi non riguarda del resto solo l’Italia, se si pensa che i rendimenti dei BoT tedeschi Bubill a dodici mesi hanno raggiunto lo 0,0067%.
La crudezza delle analisi non può d’altro canto far dimenticare che per effetto di questa discesa record, il Tesoro può gioire per le immediate conseguenze, che si traducono nel minore importo degli interessi da pagare. Tanto che nel primo semestre dell’anno, lo Stato italiano ha potuto collezionare un risparmio di mezzo punto percentuale nei confronti del costo medio delle emissioni di titoli del 2013, 1,58 contro 2.08%.
Altro dato positivo per il Tesoro è quello relativo al collocamento dei titoli per importi sopra lo zero, tanto che secondo le indiscrezioni filtrate le aste dell’anno in corso avrebbero consentito al Ministero dell’Economia e Finanze di mettere da parte importi superiori al previsto. Risultati che peraltro potrebbero consentire una riduzione dell’importo delle emissioni, inizialmente previste per l’anno in corso a quota 470 miliardi di euro.
Secondo gli analisti, l’ottimo andamento dell’ultima asta sarebbe anche dovuto ad alcuni fattori tecnici di non secondaria importanza. A partire dal fatto che il nostro sarebbe l’unico Stato europeo che emette titoli di medio e lungo termine in questo periodo, godendo della concomitanza con il rimborso di oltre 50 miliardi di titoli non solo italiani, ma anche spagnoli che vanno in scadenza insieme ad altri 17 in cedole. Una massa di denaro che cerca nuovi sbocchi e li trova appunto nelle aste che riguardano l’Italia, nonostante un momento politico non proprio positivo, il quale vede la leadership di Matteo Renzi appannata non solo da dati macroeconomici negativi, ma anche dalla rinnovata turbolenza della politica italiana. Una situazione che comunque non ha per ora invertito il trend che vede molti investitori rastrellare titoli di Stato dei paesi periferici dell’Eurozona.
Se il Tesoro può rallegrarsi della situazione innescata e dei risparmi conseguiti, anche i cittadini italiani potrebbero godere dei frutti di rendimenti in calo come gli attuali. Non va dimenticato infatti che la diminuzione del fabbisogno del Tesoro potrebbe allontanare lo spettro di quella manovra correttiva dei conti pubblici di cui si parla ormai da settimane. Sembra infatti che in base ai conti fatti dai tecnici del Mef, il rapporto tra deficit e Pil dovrebbe ancora essere contenuto in quel 2,6% che era negli accordi stilati con la Commissione Europea, mentre addirittura, in base ai dati di Confcommercio, con il Sec 2010, il nuovo sistema di contabilità europeo, il dato si attesterebbe al 2,5%. Questo comporterebbe non solo l’aggiunta di 1,7 miliardi di euro alla possibilità di spesa, ma anche quei margini di manovra che andrebbero a neutralizzare una crescita ancora asfittica e minore rispetto a quella indicata dai documenti governativi.
Un dato che si tradurrebbe nell’allontanamento dello spettro di nuove tasse e tagli che non avrebbero altro esito se non quello di comprimere ulteriormente il tenore di vita e la capacità di spesa delle classi le quali hanno dovuto pagare il prezzo più elevato alle manovre di assestamento dei conti pubblici varati nel corso degli anni precedenti.